Alla fine, vi dico la mia
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Alla fine, vi dico la mia
14 Apr 2011
Sono quasi due settimane che giro, circa 1000 km dice il contachilometri, ma quello che mi resta nella testa non sono le distanze, ma i contatti con le persone che ho incontrato.
Oggi concluderò con questo resoconto la mia ricognizione, anche perché da domani sono impegnato con un gruppo che mi sta particolarmente a cuore: andiamo a fare un trekking a piedi nel deserto.
Ho cercato di ripercorrere mentalmente questi giorni per trarre qualche riflessione conclusiva di questa bella esperienza. Ho parlato con gente della strada e con amici di lunga data, con giovani e meno giovani, con donne e uomini, tunisini, francesi, italiani per cercare di darvi un’idea di quello che accade, ma in ogni intervista ho cercato di rispettare al massimo l'opinione dell'intervistato senza commentare troppo e ora ho voglia di dire la mia.
Vorrei innanzi tutto ricordare che il popolo tunisino ha compiuto un atto che mi sembra non abbia precedenti nella storia: cacciare un dittatore senza sparare un colpo. Ci sono stati dei morti, ma solo la Polizia ha sparato e ucciso. I dimostranti non erano armati. Da questo punto di vista c'è in giro una bellissima foto con un manifestante che affronta un poliziotto, che lo minaccia con il suo mitra, puntandogli contro una baguette! E' una foto emblematica, purtroppo però non sono riuscito ad averla!
Alcuni pensano che dietro ci fossero gli integralisti, altri pensano a un complotto internazionale, ma nessuna prova o nessun indizio va in questa direzione.
La Tunisia ha una Costituzione entrata in vigore nel 1956 e tutti i passaggi istituzionali hanno cercato di seguire il dettato costituzionale. L'esercito si è rifiutato di sparare contro il popolo e ha svolto in pieno il ruolo che gli è stato affidato al momento in cui la Polizia è stata sciolta per complicità col regime precedente, senza ingerenze di nessun tipo, e tuttora supplisce ad alcune carenze nella tenuta dell'ordine pubblico.

Quindi prima di tutto bisognerebbe salutare con soddisfazione questo avvenimento, ma tutto questo non viene fatto in maniera dovuta e ci si ferma a pensare e preoccupare di alcune conseguenze di minore importanza, mostrando una visione molto provinciale del grande fenomeno in atto nel mondo arabo.
In secondo luogo nessun paese che ha attraversato momenti storici così importanti è stato esente da contraccolpi di assestamento
Dopo un cambiamento così radicale non poteva non esserci un periodo di effervescenza: i tunisini non hanno potuto parlare per molti anni, non hanno potuto occuparsi di politica, ora hanno voglia di recuperare il tempo perduto. Certamente non hanno molta esperienza in questo campo: Ben Ali aveva fatto tutto il possibile perché non si creasse una élite politica in grado di contrastare il suo potere. Ci è riuscito, quindi partiti e organizzazioni della società civile scoprono solo ora i meccanismi della lotta politica, l'esercizio della democrazia.
Sopratutto a Tunisi è un susseguirsi di riunioni e di attività socio-politiche: sulla Avenue Burghiba tutti parlano con tutti, si riuniscono gli Stati Generali della Cultura, gli spazzini scioperano, gli studenti chiedono la riforma dell'Università, alla tv di Stato, sopratutto sul canale 2, ci sono dibattiti su dibattiti e tutti su temi molto importanti; sono nati diversi nuovi giornali e i vecchi si sono rinnovati, la censura è stata totalmente abolita.
C'è la consapevolezza, sopratutto tra le giovani generazioni urbane, che la storia del loro paese sta cambiando e che loro ne possono essere i protagonisti.
Sul piano quotidiano, è naturale che restino tanti problemi all'ordine del giorno: la crisi economica è quello fondamentale. Fino all'anno scorso il Pil della Tunisia cresceva del 5% annuo, molto più dell'Europa, poi c'è stato il crollo, che è poi la causa scatenante della rivolta popolare.
Il turismo è una delle voci essenziali dell'economia tunisina: basso investimento, entrata di valuta pregiata. Ora questo settore è fermo e non si vedono a breve segnali di ripresa significativa perché i Tour Operator hanno spostato totalmente i flussi di traffico altrove. Torneranno? E se sì, a quali condizioni?
Il ministro del Turismo ha messo in piedi diverse iniziative: solo un paio di settimane fa ha invitato 42 ambasciatori che sono in Tunisia e li ha portati a visitare Tozeur e Douz. Questa è stata solo una delle iniziative messe in atto per stemperare i timori e far vedere le reali condizioni del paese. Il governo ha capito quanto sia determinante questo settore, ma ha bisogno anche di un aiuto esterno, senza il quale i processi potrebbero essere molto lenti.
Nel frattempo c'è un gran fervore nella preparazione delle elezioni che si terranno il 24 luglio: già ora ci sono in lizza 55 partiti!
Queste serviranno ad eleggere un’Assemblea Costituente, che avrà ha il compito di preparare una nuova Costituzione e fissare la data e le modalità delle elezioni legislative, per fare un nuovo Governo.
La campagna elettorale prossima sarà un altro banco di prova della tenuta del tessuto democratico del paese, mentre le elezioni ci diranno quali sono le reali forze in campo.

Per quanto riguarda le condizioni odierne del Paese, potrei dire semplicemente che non ci sono problemi per chi intendesse tornare: nessun segno di aggressività contro i turisti è stato segnalato e al massimo potrete incappare in uno sciopero o in una manifestazione, nulla che non conosciamo già.

Per concludere ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito e incoraggiato nel mio lavoro.
Sarò lieto, se vorrete pormi delle domande o discutere sull'argomento, di rispondere a tutte le mail, ma se volete continuare, magari sporadicamente, ad essere informati potete scrivermi anche solo "continua" e così saprò che avete voglia di leggermi ancora.

PS: Grazie all'aiuto dell'amico Andrea D'Ambrosio, più noto sui siti come AndreaPe o AndreaToy, sono in grado di inserire la foto che cito sopra (quella della baguette)
Stefano Fazzini
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