Sono a Douz. Ho lasciato per ultimo il posto dove abito buona parte dell'anno e che ho abbandonato l'11 gennaio; lo ritrovo ora con pochi cambiamenti evidenti: qualche insegna rotta, la caserma della Polizia turistica chiusa, così come diversi negozi del suk.
La mattina alle otto vado a fare una lunga camminata a piedi nella zona turistica: l’hotel Sun Palm è chiuso, gli altri sono totalmente vuoti, nel parcheggio del Touareg spicca una KTM tutta sola con targa olandese. Passo poi al Saharien, qui ho trascorso negli anni lunghi periodi e conosco tutti. L'hotel è chiuso e davanti ai cancelli c'è una piccola rappresentanza del personale, saluto tutti e poi mi soffermo a parlare con Semi, il direttore. Vengo così a sapere che sono senza stipendio da più di un mese e che rischiano tutti di essere licenziati. Il caso ora è davanti al giudice.
Vado poi verso il suk: conosco molte persone e naturalmente tutte hanno voglia di raccontarmi la "loro" rivoluzione. Rivedo gli amici italiani che abitano qui, Alverio e Luciano; gli amici francesi, Gilles Jacques, Giselène e tanti altri. Chi scegliere per la testimonianza? Mentre ci penso squilla il telefono: è Bubaker, che ha saputo del mio rientro e mi invita per un caffé, ci vediamo al Panorama che è praticamente il suo ufficio. Ha gli occhi che gli brillano e un bel sorriso stampato sul viso. Bubaker ha cominciato relativamente da poco a fare la guida, ma conosce benissimo tutto il deserto, nella scorsa stagione abbiamo lavorato molto insieme e ho avuto modo di apprezzare la sua professionalità. Ma quello che mi ha colpito è il suo interesse per gli avvenimenti internazionali e nazionali: la sera davanti al fuoco facevamo lunghe discussioni impegnate. Davanti al caffé mi racconta un po' le sue avventure. Mi dice di aver partecipato attivamente alla rivolta della popolazione di Douz contro il vecchio regime e mi racconta anche che i momenti di tensione ci sono stati per colpa della polizia che ha sparato sui manifestanti. I morti sono stati due, uno stava solo guardando cosa accadesse e si è preso una pallottola dritta al petto sulla piazza davanti alla Farmacia centrale: solo dopo questa tragedia i manifestanti hanno marciato contro la polizia, che si è barricata dentro il commissariato centrale. Le loro auto sono state date alle fiamme e la situazione sarebbe sicuramente precipitata se non si fosse interposto l'esercito. In verità non l'esercito in armi che pure era presente, ma il suo comandante in campo, che con un atto di ammirevole coraggio si è piazzato in mezzo alla piazza tra i due schieramenti, a rischio della vita, e ha ottenuto una tregua e poi un accordo che ha permesso ai poliziotti di andarsene indenni. Tuttora a Douz la presenza della Polizia è molto discreta. Poi Bubaker mi ha raccontato con orgoglio di come gli abitanti di Douz si siano attivati per portare aiuto ai profughi che si ammassavano a Ras Jedir, in fuga dalla Libia. C'è stato un moto di solidarietà spontanea, mai vista prima, che ha mosso tutti a fare qualcosa: ogni giorno partivano lunghe teorie di pick up e veicoli di ogni genere, carichi di merci di ogni tipo acquistate dalla popolazione con soldi propri. In pochi giorni hanno soddisfatto ogni necessità. E' vero che tra i profughi c'erano tanti tunisini, ma gli aiuti erano per tutti. Mi dice che ora gli risulta che la situazione è molto migliorata e che il caso più grave è quello delle persone del Bangladesh, paese che non ha rappresentanza diplomatica in Tunisia e che a suo dire si è completamente disinteressato del problema.
Quali le prospettive della Tunisia? Secondo Bubaker il popolo sarà capace di gestire la transizione senza grandi sconvolgimenti, ma ci sono due fazioni che si oppongono al rinnovamento: gli integralisti e quelli che imputano al vecchio regime solo la corruzione, ma sarebbero d'accordo con un potere piuttosto autoritario. Quanto peseranno queste due fazioni nelle prossime elezioni? Bubaker è ottimista e secondo lui oramai la Tunisia ha voltato pagina e nessuno potrà riportarla indietro. Io gli faccio i miei auguri e ci lasciamo.
Torno in piazza e Hedi mi dice che ha contattato il Responsabile Regionale del Turismo e che lo porterà nel pomeriggio da me per un’intervista sul turismo sahariano. Prendiamo l'appuntamento, alla maniera araba, inch Allah, e sto per andarmene quando noto un piccolo trambusto. Con un po’ di inquietudine cerchiamo di capire di cosa si tratta......sono arrivati 5 Land Rover francesi che evidentemente tornano da un giro nel deserto! Questo sì che è un avvenimento! Mi avvicino e il loro leader, Marcel, mi racconta un po’ il loro viaggio: la sintesi è che sono in Tunisia da due settimane e finora tutto è andato per il meglio, senza difficoltà alcuna.
Verso le cinque del pomeriggio Hedi, come promesso, viene a casa accompagnato da due funzionari dell'Ufficio del turismo regionale: uno è l'ispettore Yussef e l'altro il Commissario Responsabile Annuar. Sono entrambi giovani, sui 35 anni, e hanno un'aria abbastanza informale. Il commissario per prima cosa mi ringrazia per quello che sto facendo in favore della ripresa del turismo nella zona. Poi davanti a un buon caffè cominciamo la nostra chiacchierata, che concerne sopratutto alcuni punti fondamentali per le attività fuoristradistiche nelle zone desertiche: 1) Modalità di accesso nella zona a sud di Ksar Ghilane 2) Modalità di circolazione nella zona compresa tra Douz e Ksar Ghilane 3) Istituzione di un Albo ufficiale delle guide sahariane
Questi mi sembrano i nodi essenziali del problema e Annuar non si sottrae al confronto. Per quanto riguarda il primo punto, ci dice che si sta già muovendo per incontrare sia il Governatore di Tataouine che quello di Kebili, in maniera che possano avere una politica unica anche nei confronti delle autorità militari che hanno il controllo dell'area. Lui è convinto che i permessi debbano poter essere rilasciati sia a Tataouine che a Kebili e che dovrebbe essere abolita la scorta militare. Per fare questo bisogna rapidamente fare l'albo delle guide, perché comunque ci vorrà una guida e probabilmente un telefono satellitare. Per il secondo punto, ci dice che secondo lui basterebbe una richiesta di autorizzazione con partecipanti e percorso, l'autorizzazione dovrebbe essere data a tutti e servirebbe semplicemente a scopo di protezione civile. Il terzo punto è a questo punto implicito. Devo precisare che siamo stati sopratutto Hedi ed io a dare dei suggerimenti che loro hanno ascoltato e commentato con attenzione e che hanno promesso di cercare di applicare. Insomma per il momento restano in vigore le regole vigenti da un paio d'anni, ma devo dire che mi sembra che si respiri un'aria nuova. Ci salutano con la promessa di risentirci per eventuali aggiornamenti.
Penso che una semplificazione burocratica sarebbe una buona novità, che aiuterebbe tanti a riprendere la strada della Tunisia. |