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| Il tempo della pazienza |
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| 10 Apr 2011 |
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Ieri ho fatto una pausa a Douz per "riaprire" la Maison du voyageur. Qualche lavoretto di manutenzione dopo quasi tre mesi di inattività, ma oggi sarò di nuovo in viaggio per completare il mio giro di ricognizione.
Parto la mattina in direzione di Tozeur, dove ho già contattato delle persone per sapere come vadano le cose. Talvolta si hanno delle sorprese, perché qualcuno ha scelto di cambiare aria volontariamente e altri sono stati sostituiti; è un po’ così in tutta la Tunisia, perché chiunque avesse un posto importante nell’amministrazione apparteneva per forza all'RCD, onnipotente partito di Ben Ali. Ora la maggior parte è stata rimossa. Attraverso tutta l'area dello Chott El Djerid, una quarantina di km, senza incontrare letteralmente nessun veicolo. Lo Chott è asciutto e prevale il colore bianco del sale affiorante: sembra di stare sulla luna!
A Tozeur vado direttamente all'appuntamento con Jean Marc, che è il direttore dello Chak Wak, ci conosciamo da dieci anni quando lui ancora portava i turisti con le sue mongolfiere. Jean Marc oramai è quasi tunisino, sua moglie è tunisina e vive qui da moltissimi anni. Ora dirige questo centro che è un po' museo, un po' ristorante, un po' caffé, un po' hotel. Se non lo conoscete vale una visita, l'ultima novità è che ha fatto costruire nel palmeto dei bungalow tutti in legno e sopraelevati. Mi invita a pranzo e davanti ad una squisita "gargoulette" mi racconta come ha vissuto questo periodo movimentato. A Tozeur c'è stata un po' di agitazione fino a una decina di giorni fa a causa di una scarsa sensibilità del Governatore nei confronti delle richieste della popolazione. Secondo Jean Marc ora c'è un problema di pazienza, questa parola torna spesso nelle mie conversazioni, perché molti vorrebbero avere tutto e subito. Ci sono in atto tante rivendicazioni di categorie che domandano aumenti salariali, ma certamente con la crisi attuale il governo non è in condizione di soddisfare tutti. Se il turismo non riprende, l'economia di queste zone sarà molto penalizzata e creare tensioni non aiuta certamente il ritorno dei turisti. C'è anche una parte minoritaria, ma comunque importante dei tunisini che si era ben accomodata nella situazione precedente e che ora fomenta e finanzia la confusione per mettere in discussione il cambiamento. Comunque a Tozeur, come altrove, la vita quotidiana si svolge tranquilla.
Lascio Jean Marc per fare un giro in città, vado in aeroporto e mi dicono che il traffico è molto ridotto, tanto che il volo per Nizza è partito con 2 passeggeri a bordo! Vado a prendere un caffè da Roberta che ha un ristorante/pizzeria in centro, proprio di fronte al museo Dar Cherait. Lei, romana, e suo marito Mohamed Ali mi accolgono con la solita affabilità. Mi raccontano degli avvenimenti dei giorni caldi, durante i quali hanno tenuta chiusa l'attività e del fatto che la normalità torna lentamente, poiché in giro ci sono tanti giovani disoccupati che normalmente lavoravano nel turismo. Gli alberghi sono in parte chiusi, in parte inattivi per mancanza quasi totale di clientela, la stagione volge oramai verso la fine e stanno decidendo cosa fare. Anche loro mi parlano molto della necessità che tutti si rimbocchino le maniche e che facciano uso di molta pazienza per lasciare il tempo di affrontare e risolvere progressivamente i problemi.
Faccio in giro verso Nefta e poi alle oasi di montagna, Tamerza e Chebika, e l'atmosfera è la stessa. Devo dire che da un certo punto di vista girare ora che non c'è nessuno ha un fascino tutto particolare e ogni tanto penso che sto vivendo un’occasione unica. |
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| Stefano Fazzini |
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