Verso sud
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Verso sud
07 Apr 2011
È ora di lasciare Tunisi, anche se sarei tentato di approfondire ulteriormente, per vedere cosa accade nel resto del Paese. Prendo l'autostrada in direzione Sousse e mi rendo subito conto che il traffico è molto ridotto, non ci sono autobus turistici e targhe straniere, nessun fuoristrada. La percorro tutta fino alla periferia sud di Sfax, anche sulla nazionale si circola veloci e più sicuri. Qui in genere il pericolo è rappresentato dagli spericolati automobilisti libici: sorpassano in piena curva, non rispettano nessun limite di velocità. Ma ora non ci sono più, evidentemente non è per loro il momento di venire in Tunisia, cosa li portava da queste parti? Un motivo rispettabile: utilizzare le strutture ospedaliere, considerate migliori, e altri due motivi meno edificanti: consumare alcoolici e andare a donne.
Ora hanno altro a cui pensare e, comunque la si pensi, io credo che la guerra non può essere un mezzo per costruire nulla e la sofferenza che essa porta non risparmia nessuno.
Mancano anche altri veicoli, a volte anch'essi indisciplinati: i grossi Toyota delle agenzie, nella strada da Tunisi a Djerba ne ho contati 5 in tutto!
Al bac nessuna coda, quindi mi imbarco rapidamente come non mai e mi avvio verso l'aeroporto.
Per un paio di settimane questo scalo è stato requisito dalle autorità di sicurezza e utilizzato solo per i voli che si occupavano di rimpatriare i profughi provenienti dalla Libia, le immagini televisive ci avevano mostrato uno spettacolo abbastanza triste. Mi ero preparato al peggio e perciò la mia sorpresa è stata grande quando ho visto che tutto era lindo e pinto, con i giardinieri che piantavano fiori nelle aiuole!
Sono entrato, ho fatto un giro e ho trovato in una zona appartata una quarantina di materassi per terra con alcune persone che dormivano: probabilmente gli ultimi profughi in attesa di rimpatrio.
Al piano terra c'è un ufficio dell'ONTT, l’Ufficio Nazionale Turismo Tunisino, all'interno un giovane funzionario in giacca e cravatta intento a scrivere al computer. Mi presento e gli rivolgo qualche domanda sull'andamento del turismo a Djerba. Mi risponde che francamente le prenotazioni non vanno molto bene, ma che la  stagione piena arriverà tra un paio di mesi e che il Ministero sta lavorando alacremente. Gli chiedo dei voli e lui mi dice che i collegamenti interni sono stati potenziati e che la Sevenair che li gestiva ha cambiato nome in Tunisair Express. Lì per lì non capivo perché, poi ho realizzato che seven in inglese è sette e tutto quello che può ricordare la data del 7 novembre è stato cancellato.
Nel grande parcheggio tre bus giacciono fermi: portano la scritta Karthago Travel, ancora una società di Laila Trebelsi, moglie di Ben Ali.
La sera vado a cena con Mansour, un amico francese che si è trasferito qui da poco, ma che abita in Tunisia da molti anni. Lui in realtà si chiama Michel ed è un vero apolide, ha girato tantissimo e ha vissuto molti anni in Africa nera e in Indocina. Ora vive realizzando bellissime statuette in terracotta. Mi piace parlare con lui perché ha una visione sempre ampia dei problemi, le sue letture e le sue fonti sono sempre affidabili e ben selezionate.
Mi dice che a Djerba in realtà c'è stato solo un giorno di confusione vera e poi tutto è rientrato. Gli abitanti si sono auto organizzati e tutto è tornato in fretta nella norma. Ma due sono gli elementi di preoccupazione: conservare la tolleranza religiosa storica dell'isola, che ospita una numerosa comunità ebrea, e trovare lavoro ai tanti giovani normalmente assorbiti dal turismo.
La sua paura è che l'attenzione si concentri sulle elezioni di luglio e sulla lotta tra i 55 partiti finora ammessi a partecipare, e che i problemi reali tardino ad essere affrontati. Se questo dovesse accadere, gli integralisti potrebbero trovare spazi di consenso alla loro causa e presentarsi come
i salvatori della patria.
Conclude però con la speranza che invece tutto vada per il meglio e che questo giovane popolo dimostri le capacità necessarie ad affrontare la sfida democratica.
Infine mi offre uno spettacolare thè alle mandorle e poi torno in hotel.
Stefano Fazzini
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