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| Tunisi-Hammamet, tra rabbia e speranza |
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| 06 Apr 2011 |
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Oggi ho deciso di cominciare a spostarmi e per non abbandonare definitivamente Tunisi ho programmato un paio di incontri a Hammamet.
Faccio la strada nazionale per vedere meglio le condizioni dei centri abitati e arrivo ad Hammamet a fine mattinata. La prima impressione è di un centro balneare fuori stagione: quasi tutti i negozi sono aperti, ma in giro c'è pochissima gente. Vado nella zona degli alberghi e anche qui c'è poco movimento, tante vetrine, tante bancarelle a contendersi i pochi clienti. Poi vado al primo incontro che ho fissato con M. Chaabane, direttore dell'hotel Paradis Palace. L’ho conosciuto a gennaio, ma lui mi tratta come se ci conoscessimo da anni; è giovane, alto, elegante, ma soprattutto sobrio e professionale. Con il pretesto di visitare la sua struttura, lo porto a parlare dell'attualità e scopro che è molto dentro agli avvenimenti. Mi racconta che a Hammamet il tutto si è ridotto a pochi giorni di manifestazioni nel periodo che ha immediatamente preceduto la cacciata di Ben Ali, il 14 gennaio, e che comunque purtroppo c'è stato un morto tra i manifestanti. Costui peraltro era un suo carissimo amico e collega. Durante quei giorni i manifestanti hanno dato alle fiamme una banca, la Posta e un supermercato che sembra fosse di proprietà dei Trebelsi, poi si sono verificati altri episodi di vandalismo e furti nelle abitazioni e per strada, ma attualmente il fenomeno è stato messo sotto controllo dall'intervento deciso delle forze dell'ordine. La situazione del turismo non è florida, ma mi tranquillizza dicendo che per ora i danni sono pochi perché la stagione per loro comincia con Pasqua e la prenotazioni stanno ricominciando ad arrivare, sopratutto dalla Germania e dal Belgio. Comunque in quel momento in albergo c'erano un centinaio di clienti e tutto sommato poteva ritenersi soddisfatto. Dopo pranzo vado a prendere un caffè da un italiano che abita ad Hammamet dal 1992 e che è oramai molto ben inserito: si chiama Marco, è originario del nord-est, ma ha preso molto dagli arabi. Casa sua sembra un garage: nel cortile vedo fuoristrada, moto d'acqua, quad, go-kart, moto... Si capisce subito quale sia la sua passione! Ha comprato da poco un Toyota Tundra, gli appassionati sanno di cosa parlo, e quindi la conversazione verte subito sul fuoristrada e solo i fuoristradisti sanno a quale livello di maniacalità si può arrivare. Poi arriva il caffé e riusciamo a parlare anche di altro e Marco dimostra di conoscere gli avvenimenti, per aver simpatizzato e, in qualche modo, partecipato. Mi conferma che la rivolta è durata pochi giorni ma è stata violenta: mi propone di andare a vedere quel che resta di una villa dei Trebelsi distrutta dalla rabbia popolare, per rendermi conto della spudorata ricchezza di cui la famiglia della First Lady si circondava. Purtroppo non ho molto tempo, ma molte immagini sono passate sui telegiornali per poterci rendere conto di cosa si parla.. Secondo lui i Tunisini hanno fatto molto bene a ribellarsi all’arroganza del potere e a cacciare Ben Ali, ma si rende conto che la situazione non è facile. Probabilmente è più semplice rivoltarsi che poi mettere mano alla gestione di un paese che ha tanti problemi, comunque, mi dice Marco, la situazione ha già preso una buona piega e ben presto i problemi saranno risolti.
È ora di tornare a Tunisi e nel farlo incrocio un gruppetto di fuoristradisti ungheresi: le auto sono attrezzate da deserto e sembrano tornare da un giro sahariano. Purtroppo non troviamo una lingua in cui intenderci e ci capiamo pochissimo, mi sembra però che facessero segno che tutto era andato per il meglio e mi parlavano, mi pare, di Ksar Ghilane, Tembaine e forse qualcosa d'altro. Questo è stato il primo avvistamento, ma non sono stato fortunato per la lingua!
Ultimo incontro della giornata con un’amica che da 5 anni insegna italiano alla Università di Tunisi che si chiamava 7 Novembre, data della presa del potere di Ben Ali, e che ora si chiama Université de Carthage. Lei invece si chiama Giuseppina, Pina per gli amici, e praticamente non si è mossa da Tunisi nei periodi caldi. Pina abita e lavora in centro e quindi ha potuto vivere molto da vicino gli avvenimenti ed ha anche partecipato alla grande manifestazione del 14 gennaio. Mi racconta di quei giorni vissuti con qualche preoccupazione, ma anche con allegria e voglia di vivere. Mi dice che in fondo i momenti veramente difficili sono stati pochi e quello che l'ha tranquillizzata è che le attività e i servizi hanno sempre funzionato: acqua, luce e gas sempre efficienti, qualche difficoltà nel reperire tutto il necessario per la spesa quotidiana, ma l'essenziale non è mancato. Le comunicazioni sono rimaste sempre attive, internet in particolare è stato molto usato, i telefoni pure non hanno mai avuto problemi e nei giorni in cui era difficile effettuare la ricarica, Tunisiana ha inviato dei dinari di ricarica gratis a tutti i suoi utenti!! Lei lavora molto a contato con gli studenti e sostiene di avere molta fiducia in queste nuove generazioni, che hanno dimostrato e dimostrano una grande responsabilità nell'affrontare le novità in atto.
Lascio Pina con la promessa di risentirci per aggiornare le valutazioni e con una sensazione positiva. |
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| Stefano Fazzini |
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