E ora, cosa accadrà?
E ora, cosa accadrà? E ora, cosa accadrà?
E ora, cosa accadrà?
05 Apr 2011
In mattinata ho preso appuntamento con un amico tunisino, che opera nel turismo per una grossa società che si chiama Cruise Tours. Incontro Bahri - questo è il suo nome - nel suo ufficio, in una bella palazzina a La Goulette, vicinissima al porto, posto strategico perché la sua società lavora soprattutto con le crociere e moltissimo con MSC crociere. Nel palazzo a fianco aveva sede il posto di Polizia: è stato incendiato dai dimostranti e non è ancora stato sistemato, è un po’ lugubre. Nell'ufficio si respira aria di smobilitazione, un qualche disordine, poco entusiasmo: Bahri poi mi spiega che questa era tra le società nella disponibilità dei Trebelsi, la famiglia della moglie di Ben Ali, che ora è commissariata dallo Stato. Comunque le crociere MSC sono sospese fino a ottobre e anche i dipendenti fino a fine anno percepiranno solamente il 50% delle retribuzioni.
Mi dice: “Immagina che l'anno scorso sono giunti al porto di La Goulette poco meno di un milione di croceristi e due terzi hanno fatto almeno una escursione: puoi capire il danno economico per tutte le imprese del settore!”
Bahri è molto in pensiero per il suo paese: non si sente sicuro sotto nessun punto di vista. Non credo che fosse colluso con il potere, piuttosto ha l’aria di un buon padre di famiglia che viveva piuttosto bene nel vecchio regime e che ora subisce il cambiamento. È lui il primo a dire che di politica non capisce nulla, perché da anni nessuno ne parlava più, e che quindi i Tunisini non sono preparati a prendere nelle loro mani il potere. Secondo lui il salto è troppo repentino. Esprime con vigore le critiche al vecchio regime, ma è impensierito anche per le condizioni di sicurezza nelle strade: il rapporto tra la polizia e il popolo si è completamente guastato e, secondo lui, la polizia ha paura a stare per strada in certi quartieri e a certe ore della notte. Quando ci lasciamo, avverto anche la sua apprensione perché gli ho comunicato la mia intenzione di partire per il sud.
Le sue riflessioni insomma esprimono soprattutto timore e preoccupazione e in fondo un po’ di rassegnazione in attesa di quanto avverrà. Solo alla fine della chiacchierata si concede qualche parola di speranza nel futuro.

Nel pomeriggio vado a cambiare le pastiglie dei freni del mio fido HDJ 80: il mio meccanico a Tunisi è Philippe, molti di voi forse lo conoscono.
Di origini maltesi, un po’ italiano, un po’ tunisino, è il riferimento di tanti fuoristradisti locali e europei. Da bravo levantino riesce sempre a risolvere i problemi, costa un po’ più degli altri, ma ha una buona esperienza sopratutto sui modelli Toyota. In genere con lui le conversazioni vertono sulla meccanica, ma tra un ammortizzatore e una coppia conica, cerco di capire cosa ne pensa della Rivoluzione dei Gelsomini. Non mi pare entusiasta, ma forse è un problema di carattere: esprime una critica molto forte al vecchio regime ma non mi sembra molto fiducioso nei nuovi avvenimenti. Ancora questa settimana è stato di nuovo cambiato il ministro degli interni: quello precedente era un giudice, certamente una brava persona, ma priva della esperienza necessaria e l'ordine pubblico è in questo momento un problema molto sentito da tanti.
In conclusione il tono generale delle sue brevi risposte è quello di qualcuno che con un fondo di scetticismo resta alla finestra a vedere, ma che in fondo è poco interessato perché è abituato a cavarsela da solo.
La macchina è stata riparata: è ora di andare.
Stefano Fazzini
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