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| Una domenica a Tunisi |
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| 03 Apr 2011 |
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La giornata è stupenda: c'è il sole ma non fa troppo caldo, è il clima ideale per fare un giro.
Vado a Sidi Bou Said, salgo fino al caffé des Nattes per prendere un thé ai pinoli e approfitto per fare due chiacchiere con alcuni giovani del tavolo a fianco. Sono del posto e mi dicono che praticamente loro non hanno avvertito nulla e che spesso le notizie le hanno avute dai giornali. Si, sono contenti della cacciata del tiranno ma non hanno partecipato in nessun modo, ora non sono pienamente convinti che qualcosa cambierà, ma comunque aspettano gli eventi. Arrivo al parco sottostante per fare anche io una camminata, ma non riesco a contattare nessuno perché tutti vanno di corsa ...
Per pranzo scendo sulla Avenue Bourghiba, che è anche il centro vitale della città. Qui la prima cosa che si nota sono due postazioni militari, con blindati e filo spinato, una vicino alla piazza con l'orologio, davanti al Ministero degli interni e l'altra al capo opposto, davanti alla cattedrale e alla Ambasciata di Francia. La statua del grande studioso Ibn Khaldun si trova ora circondata da militari armati di tutto punto. Però la gente sembra non farci caso, affolla i caffé, si assembra davanti al Teatro, l'hotel El Hana International è aperto, vado a salutare uni dei receptionist che conosco, e mi dice che non c'è molta gente e sopratutto i turisti non ci sono affatto. La Libreria El Kitab è aperta e in bella vista in vetrina "La regente de Carthage" il pamphlet sulle malefatte della famiglia di Laila Trebelsi, moglie di Ben Ali. Inutile dire che questo libro uscito più di un anno fa in Francia non era mai entrato in Tunisia, se non clandestinamente. Credo che abbia dato una buona mano alla Rivoluzione dei Gelsomini.
Alle 17.00 ho appuntamento con un giovane geologo che si era perso qualche mese fa sulle dune prima di Tembaine, ci siamo scambiati gli indirizzi ed ora ci incontriamo al caffé. Scopro essere una persona molto interessante, impegnata nel sociale e ben addentro agli avvenimenti. Solo ieri ha partecipato, in qualità di moderatore a una riunione pubblica in cui alcuni partiti e movimenti di area democratica si sono federati per una politica comune. Mi dice che uno dei problemi in vista delle elezioni che si terranno il 24 luglio è la eccessiva frammentazione delle opinioni e di qui la necessità di formare dei "rassemblement" di partiti e organizzazioni della società civile in vista sopratutto di preservare gli ideali della rivoluzione e di lottare contro l'integralismo. Mi dice che secondo recenti sondaggi il partito degli integralisti non dovrebbe arrivare al 20%, poco? Tanto? difficile dirlo. Mi conferma che gli estremisti islamici hanno avuto un ruolo assolutamente marginale nella rivoluzione, ma che ora tentano di trarne profitto, con una politica di aiuti sociali, copiata da quella dei Fratelli Musulmani in Egitto. Per ora il loro leader rientrato dopo 23 anni di esilio in Francia, Gannouchi, promette una politica moderata, ma tutto in Tunisia è in movimento e ognuno cerca di occupare posizioni. Rassem, così si chiama il giovane geologo, è molto ottimista, il popolo tunisino crede negli ideali di libertà e democrazia e per dimostrarmelo mi invita a partecipare l'indomani a una nuova riunione/convegno del fronte democratico. Con questo appuntamento ci lasciamo. Ho riportato da questo incontro un'ottima impressione.
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| Stefano Fazzini |
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